Giulia Dargenio_Diaz_Potrei Morire

Potrei morire

di Grazia Cassetta

Illustrazione di Diaz

Mi sono fatto un gran male alla testa e ho dovuto aspettare il treno delle 15:45 per tornare a casa.
Ho perso quello delle 15:00 perché sono caduto come un idiota sulle scale e per poco ci rimanevo secco. Il capostazione mi ha detto che il freddo aiuta col dolore.
Ha ragione, ma poi il treno ha preso a muoversi, i ragazzini hanno preso ad urlare e le colline hanno preso ad ondeggiare.

Ho vomitato tutto nella busta della spesa.

«Scusi, potrebbe sedersi da qualche altra parte?».

Mi guardo intorno, c’è un sedile vuoto dall’altro lato del vagone tra un signore e un bambino.
Guardo la signora, bassina e di mezza età, seduta di fronte a me.
La guardo come si guarda un dipinto di arte moderna.
Quella sbatte le palpebre e fa per ripetersi.
L’anticipo.

«Signora, se mi alzo vomito anche la cena di Santo Stefano».
«Beh, qualcuno dovrà pure alzarsi. Io sono con le stampelle e non posso».
«È caduta anche lei?».

Ora è lei a guardarmi come si guarda un murale di Bansky.
Con un po’ di pietà e un po’ di comprensione.

«Vomita perché è caduto? Guardi che se ha sbattuto la testa e vomita vuol dire che c’è qualcosa che non va. È molto pericoloso, sa?».
«Non è niente».
«Potrebbe essere un trauma cranico, potrebbe morire seduta stante».

Potrei morire seduta stante.
È una cosa strana da dire a qualcuno che nemmeno si conosce. Continua a guardarmi come se fossi appena uscito da un duello all’ultimo sangue, con quegli occhi da triglia sgranati sulla mia testa. Si è così agitata che ha le nocche bianche per quanto stringe la stampella.
Quello che vedo sulle sue labbra è disgusto o preoccupazione?

«Lei sembra star benone».
«Io non ho sbattuto la testa, però».

Se faccio finta di addormentarmi posso troncare questa conversazione ridicola.
Lo faccio. Ora lo faccio. Sì, magari mi lascia stare.

«Oddio! Aiuto! Oddio! È morto! Fermate subito il treno!»

Ridere con il mal di testa è difficile, chiunque soffra di emicrania può confermarlo.
Trattenere una risata in queste condizioni è da masochisti duri e puri.
Devo ridere, non ce la faccio.

«CAFONE!»

La signora scende, ancora indignata.
Il bambino seduto dall’altro lato del vagone se la ride di gusto e anche io vorrei farlo.
Ma il treno ha preso a muoversi, i ragazzini hanno preso ad urlare e le colline hanno preso ad ondeggiare.

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