Linea 900 – Renata Viganò

di Silvia Cestoni


Renata Viganò nasce a Bologna nel 1900: fu una scrittrice precoce, anche se per ragioni economiche intraprenderà il mestiere di infermiera.
Con il figlio molto piccolo seguirà il marito, capo di un gruppo garibaldino e lei stessa sarà una partigiana. Raggiunge il suo successo con il romanzo “Agnese va a morire” ma continuerà sempre a scrivere della sua esperienza partigiana.
Tra le sue opere si ricordano: “Una storia di ragazze” (1962), “Matrimonio in brigata” (1976) e un saggio, “Donne di resistenza” (1955), che sottolinea il grande contributo che le donne hanno dato alla Resistenza. L’autrice scriverà poi un articolo, “La storia di Agnese non è una fantasia”, pubblicato sull’Unità nel 1955, per rispondere agli attacchi della critica, la quale aveva affermato che la Viganò stessa si era travestita da contadina nel suo romanzo.

Agnese va a morire (1949)

“L’Agnese va a morire” esce nel ’49 presso la casa editrice Einaudi: siamo in un momento in cui il Neorealismo ha iniziato la sua fase discendente, perchè la sua componente utopistica comincia a colorarsi di elementi pessimistici. L’opera esce in un momento di grande depressione di conflitto socio-politico., ed è come se l’autrice volesse richiamare gli intellettuali a riflettere su ciò che era stata la guerra e raggiungere ,in un certo qual modo, un’unità nazionale. Si tratta di un romanzo tipicamente neorealista: la Viganò stessa era stata una partigiana (con lo pseudonimo di “Contessa”) e il marito, comandante di un gruppo garibaldino, fu catturato dai nazisti.

Nota finale

Nella nota finale dell’opera l’autrice sottolinea che il personaggio di Agnese non è inventato (anche se aveva un altro nome nella realtà).
Quello della Viganò è un romanzo di formazione, anche se quest’ultima avviene in un età più che matura per la protagonista, la quale passa da una concezione di tempo circolare ad una di tempo lineare.