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di Mario Greco

Illustrazione di Anastasia Coppola

In fondo al pullman sta seduta una donna coi capelli rosa, simili alle piume di un pellicano. È l’unica passeggera.

«Signora, siamo arrivati al capolinea» le dice Omar. «Deve scendere». La donna si alza.
È alta e le sue lunghe ossa sembrano scricchiolare mentre avanza nel corridoio, verso Omar.
Omar è spaventato, ma lei gli dice che non ha nulla da temere, che si trova lì per alleviare il suo dolore, lo strazio che prova per averla investita col pullman, quella mattina.
«Non è stata colpa tua» gli dice. «Quando si ha la mia età, si è po’ svampiti, i riflessi non sono più quelli di una volta, e così la vista e l’udito. E poi, deve sapere una cosa: sono morta sul colpo, non ho sofferto. È successo tutto in un attimo».

La donna va a sedersi su uno dei sedili anteriori, alle spalle di Omar.
«Nella mia vita sono stata fortunata» dice.
«Non mi posso lamentare di niente. Non ho nessun rimpianto, non ho mai fatto del male a nessuno, almeno non deliberatamente. Mio marito è morto soltanto un anno fa. Siamo stati felicemente sposati per più di sessant’anni e questo credo che possa bastare. I figli stanno bene.  Non lascio debiti. Ho pagato sempre tutte le bollette, ho tenuto la casa in ordine e sono sicura che qualcuno dei miei figli si prenderà cura del gatto e dei fiori. Adesso, però, mi piacerebbe rivedere la mia adorata città per l’ultima volta, fare il tour completo, rivedere la casa dove sono nata e la strada dove giocavo da bambina, e tutte le chiese, i monumenti e le fontane. Ti dispiace farlo per me?
Ti dispiace portarmi in giro tutta la notte, da un capo all’altro della città?»

«Non posso» risponde Omar «Devo tornare a casa, dalla mia famiglia».
Si volta a guardarla.
La faccia è integra, per niente deturpata dalla morte; le guance hanno lo stesso colore dei capelli.
Sembra delusa, però.
Sta per rialzarsi, ma Omar la blocca: «Si risieda,» le dice, «su, si risieda.»

«Ha cambiato idea?»
«Sì. Si risieda, però, e si regga forte».