Satif, destinazione Nomentana – Capitolo 3

Satif, destinazione Nomentana
di
Arundo Donald

 

Capitolo terzo. Piano infallibile

Satif non era una persona. Non era un semplice gruppo e soprattutto non era l’acronimo di una partecipata dei rifiuti. Satif era un’idea. La migliore idea della storia.

Quando Satif si sposta, tutti si spostano. Quando mangia, tutti mangiano. Quando dorme… no, Satif non dorme mai!

Conan, Andre e Viki erano gli ideatori e i componenti della Squadra Anti Tiziano Farro.
L’idea era semplice.
Fare esplodere l’autobus 60 express che tutte le mattine portava Tiziano a lavoro nello studio di registrazione di via XX Settembre.

Il mondo sarebbe stato salvo. Loro sarebbero stati epici.

Villa Ada era silenziosa e il profumo di alloro faceva pensare all’arrosto di maiale. Satif era seduto in cerchio a ripassare il piano. «Chi compra la benzina?» Chiese Viky fissando i sui compagni. Andre fece cenno con il dito che non sarebbe stato affar suo. Viky allora si voltò a fissare Conan che chinando la testa annui. «Bene la prima cosa è decisa».

Andre tirò fuori una cartina ma fu subito redarguito. «Per oggi niente erba ricordi? dobbiamo essere lucidi!»

Odiava quando Viky faceva il capetto ma aveva ragione, la missione era troppo importante.

Uno scoiattolo interruppe la scena lanciandosi da un albero. Tra le foglie aveva fatto un gran salto e si era arrampicato nuovamente su un pino piegato dal vento.

«La benzina si compra all’AGIP di via Tagliamento» disse Viky. «Ma sei matta?!? Lo sai quanto costa? E poi è fuori strada» ribatté Conan.

Satif era evidentemente dibattuto in quel momento.

«Va bene signor so tutto io. Allora dicci… dove la compriamo la benz…» Viky si bloccò.

Allibita, fissava Andre che si girava una canna.

«Ma sei stupido o cosa?!?!? Abbiamo appena detto niente erba cazzo. N-I-E-N-T-E E-R-B-A, lo capisci?»

«Ma io senza le canne, N-O-N M-I C-O-N-C-E-N-T-R-O! E poi scusa: sto andando a farmi saltare in aria, mi rimangono solo poche ore di vita e tu non mi vuoi far fare l’ultima canna?»

«Fate come volete. Io con voi due finirò per diventare matta!».

Odiava non essere rispettata solo perché femmina. Poi riprese: «allora almeno nel farlo siamo tutti d’accordo?»

«Ovvio!» rispose il resto di Satif.

«Non dimentichiamoci mai chi siamo e da dove veniamo e, ricordiamoci sempre, che sono idee impulsive come questa che rappresentano meglio gli ideali più importanti».

Tutti si guardarono per un istante, lanciandosi velocemente un sottile sguardo d’intesa. Andre avrebbe voluto indossare la sua maglietta dei Ramones.

L’unica che si chiedeva cosa cazzo avesse detto era proprio Viky, ma non importava.
Era stata efficace. Il gruppo c’era!

Mentre nel cuore di Villa Ada, sotto le querce, si decidevano le sorti del trash nazionale, a due passi dai vialetti di Villa Torlonia, Franci andava all’appuntamento con Ida.
Approfittando dell’aria mattutina aveva deciso di allungare un pochino ed arrivare fino dalle parti di via Nomentana. Praticamente Roma la mattina non la vedeva dai tempi del liceo. Aveva camminato da San Lorenzo fino alla fine di viale Regina Elena e continuando a passeggiare gli era venuta fame, così si era fermato al supermercato.

Il giovane era troppo magro per la sua altezza, aveva capelli arruffati, piedi grandi, dita (delle mani) mangiate dalle corde del basso e vestiva principalmente di nero. Non sopportava i film muti, i pesci rossi, i piercing ai capezzoli, le gare di formula 1, l’aglio nei carciofi, i supermercati e non poteva proprio scendere a compromessi con quelli che ascoltavano la musica pop inglese.

Girava per il supermercato e gli altoparlanti sputavano pezzi degli Oasis intervallati da annunci di personale!

«Che cazzo di numero erano le mele?»

«20? 18?»

32! La bilancia sibilò stampando un’etichetta adesiva con su scritto scarola romanesca!

«Che cazzo, era la scarola?»

29! La bilancia ri-sibilò espellendo un nuovo cartellino con su scritto asparagi bianchi.

Un sottile gusto da giocatore d’azzardo l’attraversò per un istante.
Con un ghigno impercettibile e muovendo spasmodicamente le dita della mano, colpì senza guardare uno dei grandi tasti gommati della bilancia.

124… pompelmi di Sicilia!

Nel frattempo, mentre il giovane tentava la fortuna, Satif aveva preso il ritmo. Il benzinaio sarebbe stato quello di Corso Trieste (visto che Verbano e Ledro li avevano chiusi) e a prendere la benzina sarebbe stato Conan con i soldi messi da parte.

Avrebbero fatto i biglietti. Non tanto per la multa, che da morti non avrebbero dovuto pagare, quanto per evitare complicazioni nel piano. Mai fidarsi dell’ATAC.

Andre avrebbe portato lo zaino con la tanica e l’innesco. Per costruire quel componente avevano consultato Wikipedia alla voce far esplodere benzina. Una vera genialata!

Viky era stragasata. Conan non pensava ad altro che al piano. Andre come al solito fattissimo.

A morte il Trash!

[continua… capitolo 4]