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di
Matteuccia Francisci

 

Piazza Vittorio è sporca di brutto e i giardini sembrano abbandonati a sé stessi da troppo tempo.

«Una volta l’Esquilino era il luogo dove le streghe si procuravano i cadaveri per i loro filtri e altre diavolerie. Qui ci stavano le fosse comuni» dice l’uomo camminando, anzi quasi saltellando. «Del resto a Piazza del Popolo facevano i sabba infernali. Tutti pensano che Torino sia una città magica, ma Roma non ha nulla da invidiarle

«Questione di marketing» dico io, passando accanto a una serie di personaggi improbabili, nessuno dei quali sembra avere mai avuto una casa, dei genitori, dei parenti o degli amici. E neppure dei vestiti puliti. Lui guarda verso l’alto, passa saltellando in mezzo a questa umanità disperata come se non gli interessasse. O non esistesse.

«Questione di saper custodire i segreti» mi dice voltandosi, e sorride.

«Io mi chiamo Micol, tu?» mi decido a dire mentre cerco di stargli dietro.

Che cavolo ha da correre così, e perché diavolo lo sto seguendo?

«Tommaso. Perché sei scesa?»

«Voglio venire alla porta.»

«Perché?»

«Forse, per andare di là.»

Ma la porta è circondata dalle sbarre, non si può entrare.

«Che peccato, eh?» dice Tommaso guardandomi dall’alto in basso con i suoi occhi azzurri, che ora mi sembrano vagamente folli. «Solo i gatti e le gattare possono entrare, ci sta una colonia là dentro.»

Vedo una donna che sta armeggiando con ciotole e bottiglie di plastica piene di acqua, circondata da una ventina di gatti circa.

Anche io sono una gattara, penso. Mi sporgo dalle sbarre e le chiedo se posso entrare a guardare i gatti, le racconto della colonia che mi sono ritrovata appioppata come la santità di Padre Maronno. Poi, facile facile, le chiedo il nome del gatto più brutto che sta lì. Mi dice che si chiama Kebab, perché va sempre a mangiare dal kebabbaro lì vicino. E mi dice di fare il giro.

Tommaso mi sorride e dice: «Molto brava», quasi fosse stato un esercizio svolto.

Entriamo e, dopo aver accarezzato Kebab per bene, cammino verso la porta. Non so bene cosa fare, ho letto su Wikipedia la storia del Marchese Palombara, i simboli incisi e i motti che li accompagnano. La porta mi domina col suo occhio che non vede e tutto il suo corredo di misteriose allusioni. Cerco di leggere i motti, so qual è il verso in cui vanno letti ma li intravedo appena, il tempo li ha quasi cancellati. Mi guardo intorno, è tutto così poco suggestivo: l’erba alta, le foglie cadute, e oltre le sbarre la sciatteria della città, dell’anima di chi la abita. Eppure continuo a guardarla.

«Che ne pensi?» mi chiede Tommaso.

«Boh, mi aspettavo qualcosa di più…non so…»

«Magico?» suggerisce lui.

«Sì, forse. È bella, ma qui è tutto così mal tenuto che sembra quasi una cosa buttata là e dimenticata.»

«Tutte le cose importanti stanno così. È in questo modo che si conservano. Nel nascondimento

«Tu sei mai entrato?»

«No. Vuoi provare tu? Si sedes non is

[continua – Capitolo #03]

[torna al Capitolo #01]

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di
Matteuccia Francisci

 

«È un bel libro, vero?»

La voce alla mia destra ha una lunga barba bianca e due occhi azzurri. Sembra Donald Sutherland.

«Sì, molto bello» rispondo, per niente sorpresa. Non sono molti quelli che leggono Arthur Machen, e meno che mai sulla Metro A alle otto e trenta di mattina. Anche io mi metterei a parlare con qualcuno che lo stesse leggendo accanto a me.

PROSSIMA FERMATA LUCIO SESTIO. USCITA LATO, SINISTRO

Cioè, stava tutta agitata che non aveva studiato Eraclito allora j’ho detto:scialla, entriamo alla seconda ora…

«Ma secondo lei Machen cosa farebbe succedere a chi dice“scialla”? Gli manderebbe gli Angeli di Mons?» dico guardandolo sorridendo, e a lui brillano gli occhi appena dico“Mons”.

«Pensa che agli angeli di Mons potrebbe interessare occuparsi di simili cose?»

PROSSIMA FERMATA PORTA FURBA. USCITA LATO, SINISTRO

«No, non credo. Magari li potremmo mandare in Siria».

«Mah, forse lì sarebbe meglio mandarci direttamente il dio Pan».

«Un sano ritorno al paganesimo non ci farebbe male, lei che dice?»

Stasera pensavo di cucinare l’arrosto però non so se riesco a passare in macelleria, sennò forse ho della pasta sfoglia in frigo potrei fare una torta salata veloce con gli spinaci che sono avanzati ieri, ah ricordati di passare in tintoria a prendere il piumone…pronto? Mi senti? Pronto?!

PROSSIMA FERMATA RE DI ROMA. USCITA LATO, DESTRO

«Qualcuno diceva che quando abbiamo smesso di credere nel soprannaturale siamo caduti nelle nevrosi.»

«È come stare in questo vagone per sempre

«Per fortuna abbiamo Machen.»

PROSSIMA FERMATA VITTORIO EMANUELE. USCITA LATO, DESTRO

«Io scendo alla prossima. È stato un piacere conoscerla.»

«Anche per me» e poi aggiungo, sorridendo: «Va alla Porta Magica

Mi guarda veloce da sotto gli occhiali con un sorriso sbieco nascosto dalla barba, si aprono le porte e poi mi dice: «Ci vediamo di là».

Scendo anche io.

[continua – Capitolo #02]