Satif, destinazione Nomentana – Capitolo 4

Satif, destinazione Nomentana
di
Arundo Donald

 

Capitolo quarto. Tondini

Tiziano Farro era malato. Era indeciso se uscire per andare a registrare il suo ultimo capolavoro o restare a casa a farsi i pediluvi in pigiama con la birra al limone. Il dubbio era atroce. Era stanco e influenzato, ma la giornata era calda e forse uscire lo avrebbe aiutato a sentirsi meglio. Del resto, il pezzo che andava a registrare si chiamava: Anticorpi D’amore Vero.

E cosa c’era di più utile agli anticorpi di un po’ di aria fresca?

Si fece coraggio, prese la giacca pistacchio e uscì di casa.

Pochi isolati più avanti, un cinese con la faccia insanguinata per poco non travolse Ida che usciva dal palazzo di Martoni. Correva in preda al panico, trascinandosi su e giù per il marciapiede e gridando cose incomprensibili.
«Ma guarda te sto Viet Cong-muso giallo. Per poco non mi butta a terra, ‘sto maledetto!» disse delicatamente Ida da fan dei film muti anni ’30. In particolare adorava Apocalypse Now  versione integrale. Quello con il pezzo in cui Willard ruba la tavola da surf, per capirci.
Il cinese, non vietnamita, doveva ancora capire cosa lo avesse stroncato, aprendogli di netto quel buco sulla fronte.

Ida proseguì attraversando la strada verso la fermata occupata da un altro strano individuo. Era il Pomata, stremato dal suo stesso errore.

Pomata aveva usato l’oleandro. Ignaro delle proprietà velenose, ne aveva raccolto un mazzetto e dopo essersi pulito il culo era tornato a sedersi alla fermata. La sua igiene prima di tutto!
Ora la lava gli riempiva le mutande. Tale era la sua sofferenza, che neanche riusciva a star seduto fermo.
«Ahhh, ma oggi era da resta’ a casa me sa!» disse Ida, guardandolo contorcersi inorridita «Ma tutti a me i matti de Roma?»

Il Pomata sembrava avesse l’argento vivo addosso. Scorreva il culo su e giù lungo tutta la fermata, dove il grip di plastica, fatto a tondini, gli offriva l’unico sollievo per l’acutissima urticaria. Partiva da un lato, con metodo, e sgambettando raggiungeva il capo opposto. Aveva anche cominciato a fare dei versi. Ora i lunghi movimenti di scorrimento erano enfatizzati da dei lunghi ululati di apprezzamento puro. «Ahhhhrrrrr! Fiuushhh…»
La faccia di Ida era paralizzata. Quella scena era davvero troppo anche per lei! Certo, se avesse saputo che a centocinquanta metri in linea d’aria, un ex parà con una pessima mira stava puntando un fucile in quella direzione, probabilmente le sue preoccupazioni sarebbero andate altrove.

Nando puntava il Pomata. Ida lo fissava rabbrividita.
Lui, strofinava il culo sui tondini.

[continua… capitolo #05]

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