EROE – CAPITOLO III (parte 2)

di
Federico Cirillo

Illustrazione di Ponz

 

– Senza eroi, siamo tutti gente ordinaria, e non sappiamo quanto lontano possiamo andare.
– Quello che la gente ama più dell’eroe è vederlo cadere.

 

Il primo dei tre… ricordo che aveva dei capelli a ciuffi verdi, una faccia pallida da far paura e un rossetto che gli copriva le labbra al punto che il rosso andava ben al di fuori degli estremi della bocca, quasi a disegnargli un ghigno perenne sulla faccia: sembrava un fottutissimo clown, anzi, un joker, come quelli che trovi sulle carte da poker.

Con un salto e con l’aria da gradasso, togliendole le cuffie, fece alla ragazza: «Oh deliziosa delizia e incanto, cosa c’hai sorellina per ascoltare quei tremoli suoni sonori? Scommetto che hai solo un povero piccolo patetico smartophono da pic nic! Vieni dallo zio a sentirlo per bene! Ho gli arcangeli con le trombe e i diavoli coi tromboni, sei invitata e sta’ attenta. Sta’ bene attenta alla risposta, oh fanciulla, se della vita la continuazione a cuor ti sta. Dolcezza, stasera hai portato il sorriso sul mio volto!»

Un matto, avrà pensato lei; non riuscì a spostarsi di un millimetro che subito si trovò accanto il secondo.

Quello, una sorta di hipster basso e cicciottello, dallo stile un po’ vintage, aveva con un cilindro viola in testa.
Nella mano destra stringeva una sottile sigaretta, nella sinistra un lungo ombrello nero. Tutto avvolto in un frac con la coda di una misura più largo, sporgendo il tondo viso dal naso aquilino verso il regolare ovale di lei, si rivolse al Joker con tono secco e tagliente: «Smettila, idiota! Non vogliamo certo spaventare questo bocconcino. Oh no… noi non vogliamo spaventarla, noi vogliamo di più!»

E, subito dopo aver accompagnato il tutto con una risata gelida, con repentino gesto morse l’orecchio della poverina, facendole strozzare in gola un “Basta!” bloccato sul nascere dalla mano ossuta e macchiata del terzo.
«Zitta!» fece quest’ultimo, un ragazzo alto con un ciuffo bianco e il viso che, per metà rovinato dalla vitiligine, presentava delle chiazze opache e bianche solo da un lato del volto.

«Non provare a urlare, non rendere tutto più difficile. Lasciamo che a decidere sia la cieca fortuna… Ti va, bocconcino? D’altronde – cacciando dalla tasca del jeans una moneta con due teste – il caso e gli umori governano il mondo no? Ahahah.
Testa scendi con noi alla prossima fermata, croce la tua vita è salva e torni a casa da mammina e tutto questo sarà stato solo un terribile incubo, e noi tre soltanto dei bislacchi cavalieri oscuri che hanno un po’ giocato con te, che ne dici eh? Ahahah.».

Insomma, era troppo. Capii che dovevo fare qualcosa. Non feci in tempo ad alzarmi per immolarmi in difesa della ragazza che una mano, possente e decisa, mi bloccò la spalla facendomi ricadere sul sedile.

«Sta’ buono, Alfred. Ci penso io.»

Da dove era entrato? Non ne ho idea! Da dove arrivava? Nessuno può saperlo. So solo quello che vidi, ragazzo, e fu stupefacente.
In un attimo arrivò in fondo del 766 e nel giro di due minuti BOFF!, BAM!, WHACK!, CRASH! e li mise al tappeto.
Alla fine, mentre i tre gaglioffi tentavano goffamente la fuga, afferrò per il collo il Joker che, biascicando dal sorriso grondante sangue, optò per la strada del lamento: «Ti prego, io… io sono buono, sarò buono, voglio essere buono! Voglio essere, per il resto della mia vita, solamente un atto di bontà. Non uccidermi!»

E lui, alzandolo con un braccio: «No, no. Non ti ucciderò. Ma voglio che tu mi faccia un favore: devi parlare di me a tutti i tuoi amici».

«Ma chi sei?!» gli domandò il giovinastro.

«Io sono Batman.»

In un lampo lo scaraventò fuori dal 766 e, con un salto repentino, scese subito dopo, a Grotta Perfetta, ma non prima di avermi lanciato uno sguardo complice.

 

 

«Wow – rispondo, come ripresomi da una lunghissima trance – storia… intensa. Ma – indicando Batman – intende lui, signor Alfred? Io credo che lei ogni tanto confonda l’immaginazione con i ricordi, e la realtà con… ma dove è andato?»
Faccio per cercare Batman che nel frattempo, al solito, è scomparso.
Tempo di distrarmi per girarmi di nuovo verso Alfred che non trovo più neanche lui. Al suo post,o dei guanti verde bottiglia e una mascherina nera con un bigliettino sopra:

“Si possono chiudere gli occhi sulla realtà, ma non sui ricordi. Ah, questi sono i tuoi e… posso chiamarti R., ragazzo?”

[continua…]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *