Ansia d’Argento

di
Lorenzo Desirò

504, ultima corsa del giovedì, ore 23:37.

L’ultima corsa dal capolinea è sempre quella più desolante.
Anagnina è una stazione deserta. Pochi autobus pronti a partire, pochi autobus pronti ad arrivare. San Valentino qua non arriva. Nella notte vedo un paio d’ombre in attesa sulla banchina.
Delle loro nere sagome ogni tanto la sigaretta ne accende e ne accenna il volto. 

Pochi suoni e distinti: il rumore del motore acceso dell’autobus; una sirena d’ambulanza che si avvicina, urla più forte e va sfumando fino a diventare un lontano sibilo; qualche colpo di clacson in lontananza; il rombo di qualche macchina che sfreccia nella strada accanto.

Con l’autobus deserto si siede accanto a me una ragazza dai capelli argento. Non la guardo e continuo a guardare fuori dal finestrino, ignorandola.
Mi tocca la mano poggiata sul ginocchio e avvicinando le sue labbra al mio orecchio sussurra: «Stasera morirai».

Lentamente allontana le labbra dal mio orecchio e le fa passare accanto alla mia guancia fino a sfiorarla. Sento il suo calore e il suo profumo dolce. Chiudo gli occhi e immagino che quando li riaprirò lei sarà scomparsa, come un fantasma. Ma non è così.
Lei, i suoi capelli argento e il suo profumo dolce sono ancora accanto a me. La guardo negli occhi. Il suo profumo è così dolce…
Lei è seria e continua a fissarmi con i suoi grandi occhi.
Le dico: «Me lo dici sempre, stai diventando monotona».
Come arrabbiata, si alza di scatto ed esce dall’autobus per poi scomparire nella notte.

Si chiudono le porte e l’autobus parte.
I passeggeri siamo io e il profumo della ragazza dai capelli argento.

Durante il tragitto non faccio altro che cercare di capire in che modo posso perdere la vita: guardo l’autista per capire se sta bene, se ha bevuto, se è in condizione di guidare o meno.
Guardo la strada. Cerco di capire se questo 504 stia andando troppo veloce oppure no.  Penso ad ogni metro del tragitto che percorreremo e a quale curva andremo fuori strada; cerco di intuire se il camion nella direzione opposta possa o non possa venirci addosso provocando uno scontro frontale.  Guardo il cielo e in cerca di asteroidi in avvicinamento…
Dal polso controllo i miei battiti. Mi guardo riflesso nel finestrino e passo in rassegna il mio viso per cercare di capire (ammesso che ci sia un modo) se posso avere qualche malattia. Mi ritrovo a pensare a quanto era bello poter morire solo per una religione e a dove ancora oggi potrei andare per fare la stessa fine di San Valentino.

Poi arrivo alla mia fermata.
Scendo dall’autobus e con cautela attraverso la strada.
Anche stasera salirò a casa, mi metterò a letto e con gli occhi rivolti alla radiosveglia sul comodino aspetterò mezzanotte e un minuto per poi addormentarmi.

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