Amiamo Tutti Anche i Colorati

di
Stefano Pupazzi

 

Amiamo Tutti, Anche i Colorati. Confesso che all’inizio non avevo capito il senso dell’acrostico, ma ero almeno riuscito a metterlo in relazione con l’altro, Colorati Ovunque, Tutti RAgazzi del Lazio, letto di sfuggita sulla fiancata di un pullman diretto a Colleferro. Tutto è diventato chiaro qualche giorno fa, quando, in procinto di salire sul 20 al capolinea di Anagnina, ho sentito una voce premurosa che diceva

«ma cosa combina? Sale insieme ai negri?»

Stupito, mi volto e vedo un controllore venirmi incontro trafelato.

«Signore, Lei è davvero distratto…meno male che ci sono io a controllare!» mi fa.
«A controllare cosa? E poi chi sarebbero questi negri, di grazia? Ancora usiamo la parola negri? Ma non si verg…»

«Aspetti, aspetti: Lei mi ha evidentemente frainteso… per di più, signore, debbo constatare che non è al corrente delle nuove disposizioni… ma mi lasci spiegare. Le due maggiori aziende della mobilità autoferrotranviaria hanno da poco inaugurato le cosiddette linee N, dedicate esclusivamente al carico e alla tratta di negri e altre razze colorate…»

«cosa?? Sto sognando, vero?»

«Ma no, no! Tutto ciò è finalmente realtà! Linea N, come avrà capito, sta per linea Negri; si tratta di una linea che accoglie questa povera gente in modo tale da farla sentire a casa, senza la presenza (un po’ imbarazzante, diciamola tutta) di noialtri normali. Ma non è solo questo il punto: di fatto, con queste nuove linee, si sono risolti diversi altri problemi. Intanto, gli autobus non sono più così affollati, essendo aumentato il numero delle vetture: vorrà ammettere che questo è un bene»

«sì, ma…»

«suvvia, mi lasci finire. È stato poi risolto il problema dei furbetti del biglietto, e ciò con poche e semplici precauzioni. Intanto, quella più ovvia: la selezione naturale, per così dire, al momento della salita a bordo. Un negro e un bianco li distingui subito, no? Ebbene, le linee N possono caricare solamente i negri. Questi ultimi, poi, sono ormai quasi tutti forniti dell’abbonamento vitalizio “dalla pelle al cuore”; al momento dell’ingresso devono infatti mostrare il numero di abbonamento marchiato a fuoco all’altezza del polso»

«ma che diavolo sta dicendo! Lei… Lei…»

«ecco, lo sapevo; di nuovo ci accusa senza capire…e invece io Le dimostro che i tecnici hanno pensato a tutto, escogitando una soluzione finale che avesse come obiettivo il bene di questa gente. Come Lei saprà (perché Lei lo sa, vero?), è dimostrato scientificamente che le razze non bianche hanno una memoria labile e, insieme, una certa faciloneria che le spinge a inopinate trascuratezze…come ad esempio quella di scordare a casa biglietti e abbonamenti. Con il vitalizio “dalla pelle al cuore” è stato risolto anche questo problema…e Lei dovrà concedere che assicurarsi il pagamento dei clienti, per un’azienda di trasporti, significa avere una maggiore efficienza e garantire un servizio migliore al cittadino. Quanto ai negri, poi, non corrono più il rischio di beccarsi una multa salata! Come vede, la soluzione finale accontenta tutti…a meno che Lei non voglia negare i vantaggi di tale soluzione: in questo caso sarei curioso di sentire le Sue proposte per il risanamento dell’azienda e per la risoluzione di certi problemi ormai atavici…»

«no, ecco…non avrei particolari proposte…e poi, se mi dice che ci hanno pensato dei tecnici…però una cosa non la posso far passare: la parola “negro” sdoganata in questo modo…»

«allora Lei non ha colto la filosofia che sta dietro al progetto! Vuole che quella gente capisca se usiamo perifrasi come “diversamente bianchi” o amichevoli epiteti del tipo “bruschette”, “cioccolatini” e via dicendo? Consideri che la mediazione culturale ha come presupposto la reciproca comprensione e quest’ultima deve basarsi su una lingua semplice ed efficace»

«mi scusi… non avevo capito…La ringrazio per la spiegazione e Le auguro una buona giornata».

Stamane ho rinnovato l’abbonamento: in omaggio mi hanno dato una spilla che raffigura un cuore con intorno la scritta Amiamo Tutti, Anche i Colorati.

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